“Non lavorare troppo, per favore, che mi fai fare brutta figura”. Mentre lo diceva il Professor Roberto Lombardi cliccava sul suo computer alle prese con un solitario e io me lo ricordo così, la prima volta. Ovviamente scherzava, come amava fare sempre, con quell’ironia tra il serio e il faceto che faceva personaggio e che poi ce lo ha fatto apprezzare.
Quella prima volta eravamo freschi inviati sul tennis, mentre lui era “Roberto Lombardi che scriveva sul Corriere della Sera e faceva le telecronache” ed eravamo a Wimbledon, il regno della racchetta. Figuratevi voi. Naturalmente Roberto lavorava, eccome: non stiamo qui a ricordare la sua carriera sportiva culminata nel sesto posto della classifica italiana (per il resto rimandiamo al sito Ubitennis.com di Ubaldo Scanagatta, suo compagno di doppio e di telecronache ma soprattutto suo amico), piuttosto ricordiamo la sua estrema competenza, figlia della passione per i numeri e della sua laurea in matematica che ne faceva, appunto, un Professore. E soprattutto Roberto Lombardi per noi e per molti altri malati di tennis come noi era una delle voci – con il mitico duo Tommasi e Clerici e con appunto Ubaldo – che hanno iniziato una generazione a seguire gli eroi di questo sport. E non è un caso che, pur in mancanza di un campione di casa nostra, il tennis sia rimasto televisivamente attraente per tutti questi anni. C’erano loro, insomma, a cui poi si sono mescolate altre voci che hanno seguito il solco tracciato dai “fondatori” per far sì che una partita di tennis non fosse mai banale. E non lo è mai stata, perché comunque sia andata la sua storia la malattia di Roberto noi non l’abbiamo mai televisivamente subita: fino quasi all’ultimo ha lavorato, pur costretto su una sedia a rotelle e a una quasi immobilità da quella Sla che lascia dietro di sé sempre troppi dubbi. Roberto ha lavorato e pensava di farlo ancora dopo un intervento che liberasse le corde vocali costrette dalla malattia, sperava ancora di rimettersi in sesto per Roma e Parigi, per parlare di quei “dritti anomali” che da sua invenzione sono diventati un gesto da manuale nel tennis. Poi, pochi giorni fa, la notizia che Roberto a 60 anni aveva sposato la sua compagna storica Caterina, e tutti hanno capito l’ultimo gesto d’amore di un uomo ancora innamorato della vita.
A noi che lo abbiamo conosciuto e a me che – pur frequentandolo non assiduamente – resta ancora il ricordo di quel primo incontro in cui il Professore ha messo subito a suo agio l’allievo, rimane un’ovvia tristezza. Anche perché, ora che una delle voci della nostra vita s’è spenta, ci si rende conto di essere improvvisamente un po’ più soli. (Indiscreto)
2 commenti:
Grande Roberto!
mi dispiace.
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